Il Premio Nobel di letteratura, come si sa, viene dato a caso; guardando la lista dei premiati, ormai abbastanza lunga da giustificare una possibile legge – induttiva – di selezione, si scorge che la sola condizione, quasi, richiesta ai selezionati è quella di aver pubblicato un libro e che il libro sia stato tradotto in svedese. Lo stesso non accade in genere per i premi Nobel scientifici: per averne uno, di questi premi, bisogna aver fatto qualcosa di speciale, nel campo prescelto.

I pulsar sono cosa tanto recente che l’ultima edizione della Enciclopedia Britannica, notoriamente aggiornata, ancora non ne parla. Ultimi arrivati nella gerarchia di oggetti improbabili che costituiscono lo zoo fantastico del cielo,supermercato e mostra magna di chimere materiali che l’occhio non vede ma la lastra registra, il radiotelescopio ascolta e lo spettroscopio analizza, i pulsar da soli tre anni esistono per noi, eppure in questo periodo breve hanno acquistato consistenza ben più solida di quella che finora si è potuta attribuire ad altre anomalie celesti, più a lungo studiate e osservate, quali i quasar, i raggi cosmici, le galassie di Seyfert. Difatti i pulsar sono così solidi che si possono per ora considerare i più consistenti tra tutti i corpi visibili, essendo la loro densità media di quasi un miliardo di tonnellate per centimetro cubico; il che vuol dire in altre parole che una goccia di questa materia peserebbe quanto l’intera popolazione mondiale.

Proposto anni fa per una comunità di formiche, il principio totalitario del romanziere inglese T. H. White ha trovato applica­zione nel campo della fisica. Il principio di White postula che “tutto ciò che non è vietato, è obbligatorio”. Metafisicamente, qualcosa del genere aveva suggerito Leibnitz. In fisica, questo vuol dire che se una cosa è concepibile e non contraddice le leggi di natura, quella cosa esiste, deve per forza esistere.

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